"Per chiudere una falla devi inserirvi ciò che la produsse. Se con qualcosa d'altro vuoi richiuderla, ti si spalancherà sempre più grande.

Non si può colmare un Abisso con l'Aria".

(Emily Dickinson, Silenzi)

  

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dom

18

lug

2010

Per una "qualità della vita" narrata

La bontà di un’esperienza è testimoniata di solito dalla durata della stessa, e trent’anni sono una durata più che sufficiente a dare ragione della presenza dell'Associazione di Volontariato “Volontà di Vivere” di Padova: è la prova stessa che al “cancro” si può sopravvivere anche in forza del proprio “volere”. Il nome di questa associazione esplicita le intenzioni che intende trasmettere a chi sfortunatamente ha incontrato nel suo percorso di vita la malattia, ma ha avuto la fortuna di sentirsi parte di un progetto: quello di voler continuare a vivere.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un testo a commento dei vissuti di alcuni pazienti, ho pensato che finalmente avrei avuto l’occasione di occuparmi davvero della loro “qualità di vita”, un tema questo che fa un po’ da padrone nell’ambito della psicologia oncologica e della stessa oncologia. Nella mia pratica professionale ho potuto constatare la presenza di circa ottocento questionari che si proponevano di “misurare” per l’appunto la “qualità” di vita dei pazienti. In ciò ho sempre visto due aspetti fortemente contraddittori: il numero enorme di questionari sembrava dimostrare l’inefficacia dello strumento, perché aggiungere strumenti ad una lista già lunga significava ammettere implicitamente che i precedenti non avevano raggiunto lo scopo atteso; al tempo stesso, “misurare”, “quantificare” la “qualità” della vita mi è sempre sembrata un’operazione assolutamente paradossale. Quest’occasione mi permette di riflettere sulle esperienze dei malati o di chi è stato malato entrando nella dimensione della “qualità di vita narrata”. Ho preferito, a questo proposito, mantenere come riferimento della mia riflessione le parole “chiave” che hanno costituito le tematiche-stimolo sottoposte ai pazienti.

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sab

19

set

2009

Un invito ad agire

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lun

31

ago

2009

Convegno Internazionale sul rapporto tra educazione e sviluppo psicoaffettivo

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04

lug

2009

La fatica di essere giovani

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27

giu

2009

La curiosità dei simboli

Nel precedente articolo osservavo come la mensa e l’assunzione del cibo abbiano conservato un rapporto analogico con la sfera del “sacro”. Vi fu un tempo, infatti, in cui ogni gesto e ogni azione era sostenuta dall’intenzionalità di stabilire una perfetta armonia con le forze cosmiche.

Quanti sono ora quelli che sedendosi a tavola, sanno di rievocare attraverso il “banchetto” l’imago mundi (l’immagine del mondo). Questa consapevolezza si è perduta, tuttavia, soprattutto quando il cerimoniale è più ricco e l’etichetta si impone, mettiamo in scena il rispecchiamento di quella “rappresentazione del mondo” che nel tempo antico, nei riti della tavola, era invece sottointeso. Perfino il numero degli invitati sottostava a questa visione. Era bene pertanto che essi non fossero inferiori al numero delle Grazie e mai superiori al numero delle Muse: non meno di tre, e non più di nove.

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