mer
24
giu
2009
I disturbi alimentari: una religione privata?
Tutte le Religioni
prevedono nella loro pratica momenti di partecipazione al "pasto sacro", rituali di astensione nell'esercizio del "digiuno" purificatore, permessi e divieti circa la purezza o l'impurità del
cibo.
Mi è capitato spesso di pensare a quell'astenersi "ascetico" dell'anoressica, nella sua selezione ossessiva dei cibi, nel suo consumarli ritualmente in un adagio studiato e ostinato dei gesti, alla
rappresentazione di un cerimoniale. Un cerimoniale sostenuto da un'atavica idea di sacrificio che nella mortificazione di sé regala fantasie di controllo onnipotente.
E che dire del comportamento bulimico se non che ricorda l'avidità orgiastica del "pasto sacro", quell'accostarsi anancastico a ciò che
rappresenta "Altro" dall'uomo, quel bisogno di partecipare di uno "stato" che non si possiede, ma che è capace di nutrimento e quindi di sedare riempiendo il proprio "vuoto" con una "pienezza" che
rimanda ad una diversa possibilità di esistere. Perché il cibo ha in sé il potere di evocare la Vita, per ciò ad esso o ci si sottrae perché è di un'altra "vita" che si ha fame o ci si consegna
perché sazi questa fame e così regali la "vita". Se poi si insinua l'ossessione di aver infranto un precetto, di aver ceduto all'esagerazione per la voragine del bisogno, allora occorre un altro
rituale: di purificazione e di espiazione. Nel segreto della propria intimità è necessario provvedere all'eliminazione di quel cibo creduto buono ma rivelatosi improvvisamente impuro, tossico. La
sequenza dei riti purificatori compongono l'unico comportamento che può riammettere la persona in quello stato di "grazia" per cui per un tempo nuovo tornerà a tollerare se stessa.
Ma che cosa succede se alla parola "cibo" sostituiamo la parola Madre?! Non è difficile osservarne l'intercambiablità: Madre e Cibo si equivalgono. C'è un tempo nella vita dell'individuo in cui egli,
neonato, non fa alcuna distinzione tra sé-cibo-madre. E se pensiamo che Cibo = Madre, potremmo di nuovo vedere nel comportamento dell'anoressica un cerimoniale la cui celebrazione intitola
l'astensione alla Grande Madre Terribile? Una divinità connotata negativamente, dalla quale ritualmente sottrarsi nel tentativo di eleggersi a madre di se stessa. Si, perché è dell'autonomia che
stiamo parlando, dell'indipendenza dalla Madre. Una cerimonia che nel ripetersi suggerisce l'impegno di chi celebra a non partecipare di quella femminilità ritenuta distruttiva. E come non vedere
nuovamente anche nel comportamento bulimico la celebrazione della Grande Madre, Buona questa volta. Il desiderio compulsivo di fondersi con il suo "potere di nutrire" e di partecipare della sua
natura creativa e trasformativa, guida i passi della cerimonia consumatoria. Ma l'incorporazione del cibo-madre intasa distruttivamente ogni spazio, ogni spiraglio di emancipazione, e l'agognata
partecipazione mistica fallisce. La Dea-cibo, non permette di essere divorata senza conseguenze, senza rivelare tutta la sua vendetta alla profanazione. Perciò chi crede di mangiare la "vita" è
divorato dalla vita stessa. Allora occorre rapidamente provvedere, occorre prolungare il rituale aggiungendovi la sequenza espiatoria-purificatoria. Siamo all'espulsione della Dea-cibo, al passaggio
dal senso di colpa dell'ingorgo, al sollievo della pratica liberatoria. La contaminazione è stata esorcizzata, un rimedio è stato posto.
Intanto, molte ragazze, possedute, come sacerdotesse di una divinità femminile che merita il sacrificio della propria femminilità; femminilità negata proprio attraverso la ricerca della sua
affermazione, come adepte fedeli al cibo-sacro, sia che si astengano, sia che lo consumino esageratamente, sia che lo eliminino attentamente, continuano, fedeli adepte di una Religione Privata
chiamata DAP: Disturbo Alimentare Psicogeno.
GIOVANNI MARCHIORO
2 in basso
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#1
Io sono un medico, e quindi decisamente profano, ma mi chiedevo che relazione c'è tra il disturbo alimentare e quello ossessivo-compulsivo...? Perchè sembra evidente un legame, no?
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#2
Gentilissimo Dottore, la questione è facilmente comprensibile anche ai medici non psichiatri.
Ogni Disturbo alimentare prevede che il cibo sia la questione centrale nella vita dell'individuo. Quando un contenuto è costantemente presente nella produzione mentale di un soggetto, ne caratterizza ossessivamente l'ideazione. Naturalmente, a ciò fa seguito o l'astensione o l'avvicinamento al cibo da parte dello stesso; e questo è un comportamento che caratterizza il rapporto specifico con il cibo. Tale comportamento è comunque compulsivo, dato che chi ha problemi alimentari non può né astenersi né avvicinarsi, connotandone le qualità anancastiche dell'agire.
In definitiva, i tratti ossessivi (pensiero) e compulsivi (comportamento) sono osservabili nel disagio in oggetto e costituiscono la base della sintomatologia che in ogni caso può (a seconda della gravità del problema) essere sostenuta anche da un disturbo di personalità: il più frequente è il disturbo borderline.A questo punto è altrettanto facile comprendere come gli aspetti ossessivo-compulsivi si sposino con i ritualismi alimentari.
L'anoressica procede nei confronti del cibo selezionandolo prima ossessivamente e quindi sminuzzandolo (altrettanto ssessivamente), quasi a ridurne la visibilità e la consistenza, lo masticano quindi altrettanto ossessivamente, senza deglutirlo nell'immediato (a volte, sputandolo in modo nascosto). L'anoressica che elimina mediante il vomito, compie altrettanto un rituale fatto di mangiare e vomitare, assumendo spesso diuretici, lassativi e quant'altro, in una sequenza comportamentale finalizzata a compiere quel rituale atto ad esorcizzare il rischio dell'assimilazione.

