sab
27
giu
2009
La curiosità dei simboli
Nel precedente articolo osservavo come la mensa e l’assunzione del cibo abbiano conservato un rapporto analogico con la sfera del “sacro”. Vi fu un tempo, infatti, in cui ogni gesto e ogni azione era sostenuta dall’intenzionalità di stabilire una perfetta armonia con le forze cosmiche.
Quanti sono ora quelli che sedendosi a tavola, sanno di rievocare attraverso il “banchetto” l’imago mundi (l’immagine del mondo). Questa consapevolezza si è perduta, tuttavia, soprattutto quando il cerimoniale è più ricco e l’etichetta si impone, mettiamo in scena il rispecchiamento di quella “rappresentazione del mondo” che nel tempo antico, nei riti della tavola, era invece sottointeso. Perfino il numero degli invitati sottostava a questa visione. Era bene pertanto che essi non fossero inferiori al numero delle Grazie e mai superiori al numero delle Muse: non meno di tre, e non più di nove.
La parola cibo è sinonimo di vita, e alimentarsi significa, infatti, assumere sostanze che servono al suo sostentamento energetico e permettono in tal modo il funzionamento dell’organismo. Il cibo, importante apportatore d’energia, è la carica energetica naturale che in ogni tempo è stato offerto all’uomo, poiché la natura e la terra, "la grande madre", offrono tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno. La tavola è pertanto la rappresentazione simbolica della terra che offre. Essa può, in analogia con la natura, essere ricca o povera, conseguenza di un abbondante raccolto o al contrario di un raccolto misero.
Come per i segni zodiacali, anche il cibo può essere ripartito nelle categorie degli elementi: infatti, come i segni astrologici si suddividono in segni di aria, acqua, terra e fuoco, possiamo pensare ai cibi con lo stesso criterio. A queste ripartizioni fanno da contrappunto quelle stimolazioni dolci o salate, acide o amare, che ordinate nella geometria del quaternario, si offrono come “punti cardinali” del gusto, e ripropongono a loro volta la divisione cosmica. Capaci di stimolare il palato in rapporto agli estati emotivi del commensale, sanno essere sollecitazioni in grado di esaltare il temperamento del commensale. Si dirà quindi di qualcuno che è pepato, di qualcun altro che è insipido, o acido, o al contrario dolce.
Se volessimo attingere anche alla simbologia orientale, diremmo ancora che, come i segni zodiacali si dividono in yin e yang, che rappresentano gli opposti, il maschile e il femminile, il sole e la luna, così anche i cibi seguono la stessa distinzione. Mentre il termine "yang" sottende il concetto secondo cui l’energia del cielo tende alla contrazione, espandendosi dallo spazio verso la crosta terrestre, il termine "yin" è indicativo dell’energia della terra che dal nostro pianeta tende ad espandersi in direzione dell’intero cosmo. Gli alimenti perciò, sono necessariamente il risultato dell’interazione di queste due forze, di queste energie. Tutto sembra mostrare come l’uomo sia parte dell’intera creazione e di come tutto si ispiri ad un armonico equilibrio. È un sapere condiviso ormai di come la salute (psicofisica) dell’uomo sia in rapporto stretto alla qualità della sua alimentazione.
Un’altra caratteristica fondamentale dell’alimentazione è costituita dall’aspetto fisico del cibo nel suo apparire fenomenologico. Non si tratta solo di una questione estetica, ma soprattutto di una questione percettivo-emotivo-affettiva, perché l’organismo sta in rapporto ai colori e alle forme del cibo evocando sensazioni piacevoli o spiacevoli, e provocando conseguentemente gradimento o disgusto. Il colore del cibo è importante, dato che da luogo a precisi effetti: ogni colore possiede una vibrazione energetica particolare che giunge inconsciamente al soggetto come uno specifico messaggio comprendente in sé particolari livelli di energia.
In ogni stagione la terra e la natura in generale mettono a disposizione una vasta gamma di prodotti alimentari dai colori svariati. Sembra infatti che la natura provveda in questo modo alle diverse esigenze e necessità dell’uomo. La stagione calda offre prodotti alimentari dai colori verde, blu, viola, adatti a contrastare l’“infiammazione”, a stimolare onde cerebrali α, tipiche di un ritmo rallentato, adatto alla meditazione e alla quiete estiva; in autunno prevalgono cibi gialli che aiutano il corpo ad adattarsi al cambiamento di stagione; l’inverno, invece, fornisce prodotti dai colori del fuoco che rendono all’uomo tutta l’energia immagazzinata dal sole.
Quanto detto lascia intendere l’opportunità che la dieta alimentare preveda la presenza di tutti i colori allo scopo di garantire il maggiore equilibrio possibile, avendo cura di introdurre nella dieta, là dove se ne osservi la necessità, di quei colori che corrispondono alle temporanee carenze energetiche dell’individuo.
Riuscire a nutrirsi pensando, come nell’antichità, che si tratta di un atto d’unione e di comunione con il grande cosmo, con la Divinità, può aiutarci a vedere il cibo come alleato e non come nemico.
GIOVANNI MARCHIORO

