"E' più facile scoprire una deficienza negli individui, negli stati e nella Provvidenza, che vedere la loro reale importanza ed il loro valore".

(Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia)

  

Il counseling nella disabilità infantile

Essere significativi quando parliamo di disabilità è difficile, perché ci pone in relazione con la dimensione della complessità che non va solo definita, bensì compresa.

In letteratura troviamo numerosi percorsi di studio e ricerca volti alla definizione di handicap, nei quali emergono tre elementi di notevole rilievo, risultando significativi per comprendere la disabilità: l’ambiente, l’identità personale ed il concetto di norma.

L’essere umano, indipendentemente dall’essere portatore di qualsiasi forma di disabilità, si caratterizza quale persona che si relaziona con il mondo in una dimensione spazio-temporale: questa dimensione è data dall’ambiente di appartenenza, caratterizzato da limiti e risorse. All’interno del proprio ambiente di vita, la persona vive la possibilità di creare legami sociali attraverso la percezione degli altri: per una persona disabile la percezione dell’altro può essere compromessa o comunque difficoltosa.

La costruzione quindi della propria identità personale, come immagine di se stessi nelle potenzialità oltre che nei limiti, può essere ancor più faticosa e si scontra con un concetto di norma che è dato da una società che si qualifica come “normodotata” in costante evoluzione: ne consegue che anche il concetto di norma si modifica nel tempo, a seconda delle richieste che la società esprime verso le persone in crescita.

In riferimento al singolo individuo “essere nella norma” cambia durante il percorso di vita rispetto alle richieste legate all’età, rispetto alle possibilità di sviluppo delle potenzialità e questo dipende in modo significativo anche dall’ambiente di vita della persona.

Una possibile definizione di handicap è data dal risultato dell'interazione tra le disabilità dell'individuo e le attese di normalizzazione che la società esprime, in particolare nei confronti delle seguenti aree comportamentali: autonomia, comunicazione, locomozione, socializzazione e lavoro. Tale definizione non ha perciò valore assoluto, ma cambia col variare del concetto di norma.

L’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, OMS maggio 2001) ci consente una definizione della disabilità come segue:

La conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali, che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo.

 

Un ambiente che presenti barriere, sia di natura materiale che relazionale, limiterà la performance dell’individuo, ovvero ciò che il soggetto è in grado di fare in quel dato momento; l'ambiente diventa facilitante, invece, quando è in grado di interagire una lettura dei bisogni che la persona esprime, in quella peculiare situazione di vita in termini evolutivi.

 I fattori contestuali interagiscono con l’individuo in una condizione di salute e determinano il livello e il grado del suo funzionamento.

I modelli concettuali proposti per spiegare la disabilità ed il funzionamento hanno innescato una dialettica tra il “modello medico” ed il “modello sociale”. Il primo considera la disabilità come problematica della persona, derivante da una malattia, trauma o altra condizione di salute che richiede una assistenza medica. Il modello sociale considera la disabilità come un problema determinato dalla società, quindi nei termini di una piena integrazione del soggetto portatore di handicap nel contesto sociale. In questo caso la disabilità non è considerata come caratteristica dell’individuo, ma come una complessa interazione di condizioni per la maggior parte create dall’ambiente sociale. Ne consegue che la gestione del problema è centrata sulle azioni sociali, mirate alla piena partecipazione delle persone disabili in tutte le aree della vita comunitaria.

L’ICF assume un approccio integrato tra il modello medico e il modello sociale del funzionamento e della disabilità nella persona, favorendo l’assunzione di una prospettiva coerente con le diverse dimensioni della salute a livello biologico, individuale e sociale.

L'azione di Counseling nell'ambito della disabilità si propone di interagire con la disabilità:

  1. L'obiettivo è quello di cogliere il tempo ed lo spazio per definire: è il tempo della valutazione.
  2. Gli strumenti e i risultati della valutazione diventano efficaci quando trovano significato all’interno della storia di vita della persona, attraverso una lettura del bisogno che la persona esprime in un dato momento, senza mai tralasciare l’assunzione di una prospettiva orientata al futuro, in termini di percorsi di possibilità.
  3. La dimensione progettuale intravede come significativo l’obiettivo di costruire reti di relazione all’interno delle quali la persona disabile possa viversi come persona capace di agire ed  esprimere il proprio essere, nei termini della migliore qualità di vita possibile.

In tutto questo, la formazione può diventare uno spazio ed un tempo di possibilità, per chi opera nel campo delle relazioni di aiuto, per comprendere la disabilità come una parte dell’esperienza di vita della persona, che richiede capacità di valutazione del bisogno, ma non solo, spesso richiede creatività nella dinamica relazionale del rapporto interpersonale con la persona che vive una forma di disabilità.

Questo significa innanzitutto comprendere e sperimentare linguaggi diversi, che in modo trasversale coinvolgono il pensiero clinico, psicopedagogico, riabilitativo e socio-educativo, attraverso la peculiarità delle competenze e delle diverse metodologie, che trovano il loro punto di sintesi nella visione globale ed integrata della persona nella sua personale storia.